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Teatro dei Sapori L’epopea dell’Ente Delta Padano

15-09-2016

Il “gusto della memoria”: conversazione sull’ultima grande bonifi ca nel Ferrarese attraverso la ‘riscoperta in corso’ di Luciana Finessi. A seguire ciupeta, salam da l’ai, vin dal Bosc e degustazione di Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia

Sabato 8 ottobre ore 16.00
Arena di Palazzo Bellini

In pochi casi come per l'Aceto Balsamico Tradizionale, la sua storia "è il prodotto". 

Sono infatti molti secoli che questo frutto dell'ingegno e della passione dell'uomo onora e caratterizza le tavole più fortunate e sapienti. Le sue antiche origini in gran parte sconosciute, circondano di mistero l'"aceto più speciale del mondo", la prima idea e le tecniche per farlo, i modus operandi tramandati per generazioni di padre in figlio, che oggi chiameremmo know how. Il primo antico scritto che se ne occupa risale all'anno 1046, quando l'imperatore di Germania Enrico III, in viaggio verso Roma per l'incoronazione, fece tappa a Piacenza.

Da qui rivolse a Bonifacio, marchese di Toscana nonché padre della famosa contessa Matilde di Canossa, la richiesta di omaggiargli uno speciale aceto che "aveva udito farsi colà perfettissimo". Proprio all'interno delle mura del castello che diverrà famosissimo qualche anno più tardi per l'incontro "del perdono" tra papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV, si narra venisse prodotto un aceto, elisir e balsamo, tanto agognato dalle teste coronate. Il fatto storico è registrato nel poema Vita Mathildis dal monaco Donizone, il principale biografo della Gran Contessa Matilde. Nei secoli XII, XIII e XIV sappiamo per certo dell'esistenza a Reggio Emilia, Scandiano e nei principali centri estensi, di fabbricanti di aceto riuniti in vere e proprie consorterie i cui affiliati dovevano tenere gelosamente custodito il segreto della pregiata produzione. 

Dopo l'imprimatur imperiale, per tutto il Rinascimento l'aceto balsamico compare spessissimo nelle tavole di re e duchi, in particolare alla mensa dei duchi d'Este. Con l'avvento nel 1476 di Alfonso I - duca di Ferrara - la storia del balsamico ebbe un impulso determinante. 

Tutta la dinastia che governò il ducato di Modena,Reggio e Massa fino al 1859, arricchì per secoli le cronache di memorie sull'aceto balsamico tradizionale. Lodovico Ariosto, non a caso reggiano, scrive nella terza delle sue Satire dedicata al cugino Annibale Malagu
zzi, "in casa mia mi fa meglio una rapa ch'io coco, e cotta s'uno stecco inforco e mondo e spargo poi d'aceto e sapa". Nel 1863 in una pubblicazione di Fausto Sestini leggiamo inequivocabilmente che " nelle province di Modena e Reggio Emilia si prepara da tempo antichissimo una particolare qualità di aceto a cui le fisiche apparenze e la eccellenza dell'aroma fecero acquistare il nome di Aceto Balsamico". 


Le testimonianze sull'Aceto Balsamico si infittiscono nell'Ottocento, attraverso gli elenchi dotali delle nobili famiglie reggiane. All'epoca era buona norma infatti arricchire la dote della nobildonna che si maritava con vaselli di aceto balsamico pregiato e batterie di botticini dal contenuto prezioso. 

Il resto è storia dei nostri giorni.

La bontà D.O.P. è tutelata dal Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia. In base ai risultati dell'assaggio il Balsamico Tradizionale è classificato in tre categorie: Oro, Argento e Aragosta.

Sono i colori dei tre bollini applicati sulle tipiche bottigliette di Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, identificativi di altrettante qualità di prodotto ottenute con periodi di affinamento diversi, ma sempre superiori a 12 anni. È una scelta effettuata dal Consorzio fra Produttori di Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, già dalla sua costituzione avvenuta nel 1986, per trasparenza nei confronti dei consumatori. Nel 2000 la Comunità Europea, a corredo del prestigioso riconoscimento col quale inserì l'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia tra i prodotti a Denominazione d'Origine Protetta, ha disposto una normativa nella quale è previsto che:

• tutti i produttori devono essere certificati da un Organismo di Certificazione terzo, individuato tra quelli riconosciuti dalla stessa C.E. e autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Detto Ente controlla tutte le fasi della filiera produttiva e rilascia l'attestato di certificazione solo dopo aver accertato il rigoroso rispetto del disciplinare di produzione;

• tutti i prodotti devono avere i valori di densità e acidità indicati nel disciplinare di produzione rilevati da laboratori accreditati ISO/IEC 17025 attraverso specifiche analisi; i relativi certificati vengono inviati all'Organismo di Certificazione che ne verifica la conformità;

• l'idoneità e le caratteristiche qualitative dei prodotti da imbottigliare, anonimati

 dall'Organismo di Certificazione che organizza ogni assaggio, vengono stabilite durante l'esame organolettico da parte di una commissione di cinque maestri assaggiatori che, utilizzando apposita scheda, esprimono il loro giudizio attribuendo valori numerici conformi alle sensazioni che individuano nel prodotto;

• i prodotti giudicati idonei devono essere imbottigliati nella provincia di Reggio Emilia esclusivamente negli appositi contenitori di forma e capacità previste nel disciplinare di produzione;

• tutte le attività di imbottigliamento devono avvenire in presenza dell'Organismo di Certificazione che ha il compito di controllare il riempimento delle ampolline, la loro tappatura e sigillatura con ceralacca e, al termine delle operazioni, di consegnare le medesime al produttore dotate dei bollini con la numerazione progressiva, che consente la tracciabilità del prodotto, e del colore corrispondente alla qualità imbottigliata.

Le informazioni qui riportate appartengono al sito:
www.acetobalsamicotradizionale.it

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