FRATELLO SALE, SORELLA ANGUILLA mostra urbana
Il Cantico delle Creature di San Francesco in occasione dei 450 anni di presenza dei frati francescani a Comacchio. Una presenza che cambia e opera per il bene di tutti.
Corso Mazzini 198 – area verde
adiacente il loggiato dei Cappuccini
disegni di Riccardo Buonafede
grafica Bruno Monaco
ideazione Alessandro Menegatti, Davide Turri , Riccardo Buonafede, Padre Massimiliano Degasperi
a cura di Scuola Bottega, Santuario Arcidiocesano di Santa Maria in Aula Regia, Work and Belong, Spazio Marconi
Ogni giorno guardiamo e osserviamo le cose intorno a noi.
Le piccole cose e i grandi misteri della vita.
Il sole, le stelle, il cielo, il vento, l'aria, le nuvole, l'acqua, il fuoco, la terra, i frutti, i fiori, l'erba, madre terra, quelli che perdonano, quelli che sostengono la pace e la nostra morte .
Il nostro cuore può registrare tutto questo senza meraviglia, oppure scavare dentro l'involucro apparente della realtà.
C'è forse qualcuno che mi dona tutte queste cose?
tutto quello che vedo?
quello che sento?
tutto ciò che vivo?
La realtà, è voluta e donata da qualcuno o è solo frutto del caso?
Siamo tutti creature o il frutto di coincidenze improbabili?
Francesco è certo, Qualcuno ci ha voluti, desiderati e generati,
e tutte le cose ci sono perchè un Padre le vuole e le chiama ad essere.
Questo è il Creato, il frutto di un amore evidente.
Per questo Francesco ci invita a lodare, a ringraziare, a cantare,
a riconoscere che abbiamo fratelli e sorelle inaspettate.
Inaspettate perchè fatte dalla stessa mano, che ama per sempre.
Per questa ragione anche la morte diventa sorella
sorella perchè apre la misteriosa porta dell'incontro col Padre.
Per questa ragione San Francesco ci invita a lodare – Laudato sii-
e a benedire il Signore del cosmo e della storia.
LAUDATO SI’ — Il Cantico delle Creature a Comacchio
Il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi è una delle più alte espressioni della spiritualità medievale: una preghiera che attraversa il mondo naturale e umano riconoscendo in ogni creatura una relazione con il Creatore. Sole, luna, vento, acqua, fuoco, terra, ma anche il perdono, la pazienza, la morte e infine la gratitudine diventano parte di un unico grande ordine, nel quale l’uomo non è separato dalla natura, ma ne è parte.
Questa serie di illustrazioni nasce dal desiderio di trasporre quel canto in un luogo concreto. Il luogo è Comacchio.
Le immagini non cercano quindi di ricostruire il mondo di S.Francesco, né di rappresentare letteralmente i versi del Cantico. Al contrario, prendono quei simboli e li fanno riemergere all’interno del paesaggio naturale, urbano e umano della città: nelle valli, nei canali, nelle saline, nei mestieri, negli animali, nelle architetture e nelle memorie che hanno costruito nei secoli l’identità di Comacchio.
Il Cantico diventa così una lente attraverso cui osservare il territorio.
Ogni pannello nasce dall’incontro tra spiritualità, storia e immaginario locale, cercando un equilibrio tra il linguaggio simbolico dell’arte medievale e una sensibilità contemporanea.
Altissimo Signore
La prima immagine rappresenta Dio nell’atto stesso della creazione.
Una mano emerge dalle nuvole e tiene una penna: Dio è colui che crea, ma anche colui che traccia, immagina e dà forma. Il gesto divino diventa così anche un riferimento alla creazione artistica, alla capacità dell’uomo di interpretare e trasformare il mondo attraverso l’arte.
Dalla parte opposta si apre il paesaggio naturale di Comacchio: il creato diventa concreto, riconoscibile, fatto di acqua, terra, vegetazione e animali.
Il gesto del Creatore e il paesaggio di Comacchio sono dunque due momenti dello stesso racconto: dare forma al mondo è il primo grande gesto d’amore.
Fratello Sole
Il Sole porta il segno di Cristo, visibile nel simbolo Chi Rho, secondo un’immagine legata alla tradizione cristiana e bizantina.
La sua luce illumina le saline di Comacchio, dove l’acqua diventa sale attraverso il lavoro dell’uomo e l’azione del sole. Sullo sfondo compare la Torre Rossa, edificio storico che ancora oggi caratterizza il paesaggio della Salina. La presenza dell’architettura accanto al paesaggio naturale sottolinea il continuo rapporto tra uomo, territorio e risorse naturali. La Salina di Comacchio costituisce infatti un luogo in cui storia e natura convivono in modo particolarmente evidente.
Il Sole, nel Cantico, è luce e splendore ma anche significatio del Creatore: qui quella luce diventa anche forza concreta che genera un bene, il sale, attraverso il paesaggio comacchiese. Anche ciò che inaridisce può generare ricchezza.
Sorella Luna
La Luna e le stelle dominano un paesaggio notturno delle Valli.
Il luogo rappresentato è il Casone Fosse, memoria di quella particolare architettura valliva che appartiene alla storia del territorio. Ai suoi piedi compare la lanterna di Santa Chiara, richiamo alla figura della santa e al legame che il Cantico stabilisce con la dimensione della luce celeste.
La notte non è rappresentata come assenza, ma come uno spazio abitato dalla luce della luna e delle stelle, poiché quando il giorno si ritira, la notte rivela il suo dono.
Fratello Vento
Il vento è rappresentato attraverso una delle attività più caratteristiche della cultura valliva: la pesca dell’anguilla.
Un fiocinino attende il momento favorevole per catturare il pesce, mentre sullo sfondo compare il Loggiato dei Cappuccini con il Santuario.
Il vento diventa così qualcosa di più di un elemento atmosferico: è una forza che condiziona il lavoro, la pesca e la vita quotidiana, un elemento invisibile che diventa percepibile attraverso le azioni dell’uomo e dell’acqua, un elemento che senza mostrarsi, muove e conduce.
Sorella Acqua
Comacchio è una città costruita sull’acqua, circondata dall’acqua e attraversata dall’acqua.
Eppure proprio l’acqua, preziosa e rara nella sua abbondanza, non era necessariamente quella destinata al consumo umano. L’acqua potabile doveva essere raccolta da una fonte di acqua dolce, distante diversi chilometri, trasportata per vie fluviali e venduta ai comacchiesi.
La figura del barcaiolo che porta l’acqua alle donne del centro storico racconta questa apparente contraddizione: l’abbondanza dell’acqua e, allo stesso tempo, la necessità di procurarsi quella indispensabile fonte di vita.
Sul fondo compare la chiesa del Carmine, inserita in quel tessuto urbano nel quale canali, ponti, edifici e attività quotidiane hanno costruito la particolare identità di Comacchio.
Fratello Fuoco
Un bambino arrostisce un’anguilla sul fuoco.
Lo spiedo richiama la tradizione della lavorazione dell’anguilla, all’interno della storica Manifattura dei marinati, mentre sullo sfondo si riconosce la skyline di Comacchio.
Sopra la città compare l’Orsa Maggiore.
Il collegamento nasce da una doppia idea: le stelle come strumento di orientamento per chi navigava e il fuoco come presenza capace di indicare la casa, il ritorno, il luogo in cui ritrovarsi.
Il fuoco brucia e consuma, ma può diventare nutrimento, calore e casa.
Madre Terra
Due mani emergono dalla terra e sostengono la crescita della vegetazione.
Non è rappresentato un paesaggio, ma il principio stesso della vita che nasce dal suolo.
Le mani richiamano Madre Terra che, nel Cantico, «sustenta e governa» e produce frutti, fiori ed erba.
La vegetazione appartiene invece al territorio delle Valli: tra le piante rappresentate compare la salicornia, emblema di un ambiente in cui terra e acqua si incontrano.
La terra non è quindi uno sfondo: è una forza generatrice, sostiene la vita e ne governa il ciclo.
Per quelli che perdonano
Due persone che hanno appena attraversato un conflitto si abbracciano.
Alle loro spalle compaiono i Trepponti: tre ponti che attraversano i canali e mettono in comunicazione parti diverse della città.
Il ponte diventa così il simbolo più immediato della riconciliazione: ciò che era separato torna a essere unito.
La struttura urbana di Comacchio diventa metafora di un gesto umano. I ponti collegano rive e quartieri divisi dall’acqua; il perdono collega invece persone divise dal conflitto. Non è soltanto un’immagine della pace, ma dell’atto concreto con cui si ricostruisce una relazione. Il perdono costruisce ponti dove prima c’erano isole.
Per quelli che sostengono
La pazienza viene rappresentata attraverso la fatica.
Un uomo percorre l’argine trainando con una fune una barca carica di merci: è la pratica antica dell’alzaia, nella quale la forza del corpo permette all’imbarcazione di avanzare lungo il corso d’acqua per risalire la corrente.
La barca porta con sé abbondanza e possibilità di commercio, ma per raggiungerle è necessario sopportare la fatica.
È questa la pazienza raccontata dal Cantico: non una passività, ma la capacità di rimanere dentro la difficoltà continuando ad avanzare.
Sopra la scena compare una corona, richiamo diretto alle parole di Francesco: «Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati».
Chi accetta il peso del cammino, porta con sé la propria ricompensa.
Per Sorella Morte
La morte corporale è rappresentata attraverso un teschio all’interno di una grotta.
Accanto al cranio compare un pavone, animale fortemente presente nell’immaginario cristiano e tradizionalmente associato alla vita eterna e alla resurrezione.
Sul fondo appare una croce accompagnata dall’Alfa e dall’Omega: l’inizio e la fine.
Questo elemento nasce anche da un’altra esperienza dell’autore, quella dell’archeologia: il motivo riprende infatti una pittura rinvenuta in una cisterna nel quartiere ellenistico-romano, nella Valle dei Templi di Agrigento, successivamente riutilizzata in ambito funerario cristiano. Il passaggio da uno spazio legato alla vita quotidiana a uno legato alla morte diventa così simbolo della trasformazione e della continuità tra vita e morte.
La morte rappresentata non è quindi soltanto la fine del corpo. È il passaggio attraverso il quale si compie il ciclo dell’esistenza.
Nel Cantico Francesco parla di «sora nostra morte corporale», ma distingue la morte del corpo dalla «morte secunda».
La morte è parte del cammino, non la sua fine.
Laudato si’, Amen
L’ultima immagine è quella della gratitudine.
Una donna guarda verso l’alto con le mani raccolte davanti al corpo, non tanto in un gesto di preghiera quanto in un atteggiamento di consapevolezza e riconoscenza.
Di fronte a lei si apre il paesaggio delle Valli di Comacchio: gli animali, la vegetazione, l’acqua, la città e il cielo al tramonto.
La donna non guarda qualcosa di straordinario. Guarda ciò che esiste.
Ed è proprio questo il senso della lode: riconoscere il valore di ciò che abbiamo davanti agli occhi prima ancora che ci venga sottratto.
Il tramonto di Comacchio diventa così l’immagine conclusiva dell’intero percorso: un momento quotidiano che, osservato con attenzione, può trasformarsi in meraviglia.
